La mente, fuori uso.

L’uomo, la civiltà e lo stato alterato di coscienza

di Fabrizio Dresda


A mo’ di premessa.

Devo sinceramente ammettere che il presente articolo non certo si mostra tenero con il lettore che si avventuri nella sua lettura, questo sia per l’argomento trattato che per il (ci-)piglio con cui è stato scritto, insomma un articolo che sinceramente è “per tutti e per nessuno”. L’unico consiglio che l’autore, quindi, sommessamente, porge al lettore, è lo stesso del buon Nietzsche, il quale chiedeva di “essere letto, come i filologi di una volta leggevano il loro Cicerone”. Lentamente, parola dopo parola.

Non abbiatene a male, chi vi scrive: è uno di voi


Qualsiasi essere vivente che vive lontano dalla natura può essere solo un sopravvissuto. La civiltà è quel mondo artificiale, che non ha ormai più niente di naturale e che nasce dalla perdita delle condizioni fondamentali per l’esistenza autentica.

La nascita della civiltà indica la perdita del nutrimento e dell’habitat specifico per il genere umano, senza i quali non può esistere equilibrio fisico e mentale, per nessun essere vivente. Nel caso dell’uomo, ovviamente, il suo nutrimento idoneo è solo la frutta (in particolare, la mela) ed il suo habitat specifico è la fascia tropicale (in particolare, equatoriale). E, naturalmente, la sua vita non dovrebbe contemplare nulla del mondo artificiale che ci circonda (vestiti, case, tecnologia, soldi, farmaci, ecc.) e che lentamente ci consuma, ci logora.

La civiltà non è altro che la più grande opera di addomesticamento della biosfera di tutti i tempi, ovviamente uomo compreso, ed il destino dell’uomo civilizzato (ovvero addomesticato) è però inevitabilmente, sin dalla nascita, lo stato alterato di coscienza. Stato alterato che accompagna e, a sua volta, si nutre della sconvolta biologia dell’intero organismo. Già Giovenale sentenziava nelle sue Satire: “mens sana, in corpore sano”, poiché solo dove vi è la salute dell’intero organismo vi può essere l’integrità psichica e l’espressione integrale delle sue facoltà intellettive. Non a caso, la parola evangelica salus che indicava la “salvezza” dell’anima, significava anche “salute”, cioè solo la salute consente all’uomo di essere tale.

Ma in realtà, per il suo stile di vita innaturale, lo stato alterato di coscienza è lo stato della coscienza che accompagna il civilizzato dalla culla alla tomba, relegando il suo spirito in un perenne stato di torpore e di immaturità intellettiva ed emotiva (C. Michelstaedter). Schopenauer riprendeva l’immagine tramandataci dai Veda, dove l’uomo civilizzato ha il proprio sguardo occluso dal famoso velo di Maya, che impedisce di vedere la realtà così come è. L’uomo è perennemente in sonno.

Lo stato alterato di coscienza si manifesta attraverso la paura, l’insicurezza, l’intemperanza, l’aggressività, la violenza o l’idiozia universale.

Esso può prendere, nelle sue deviazioni estreme, i nomi di follia, pazzia, schizofrenia, delirio, possessione, demenza, ecc.; tutti stati, la cui condizione estrema manifesta in modo clamoroso ciò che, in forma attenuata ed in modo latente, è presente in ognuno dei figli della civiltà. La stessa normalità non è che solo l’anticamera della folle anormalità; quest’ultima, invece, è solo un vero e proprio specchietto per le allodole per non riconoscere la follia sotterranea imperante sul globo terracqueo.

Si tenga conto che i figli della civiltà, nei fatti figli di un dio minore, sono bombardati, mentalmente e psicologicamente, ogni giorno della loro vita, da un continuo e devastante insulto tossico. Non è da meravigliarsi che vivendo in loculi, imbacuccati, spesso senza sole e aria, esposti ai climi più ostili (freddo, gelo, umidità, siccità, ecc.); esposti, in particolare in epoca moderna, agli inquinanti più assurdi (chimici, farmacologici, elettromagnetici, ecc.); sottoposti ad una infinità di fattori stressogeni (lavoro, religione, soldi, famiglia, ecc.);  ed, infine, ma in realtà su tutto, nutriti di cadaveri in putrefazione (animali e vegetali), cibo cotto, stracotto e raffinato, o ancor più con le immonde deiezioni alimentari industriali (dolci, bibite gassate, alcolici, ecc.). Si aggiunga la percentuale elevata di popolazione che devasta il proprio corpo lasciandosi andare alle pratiche più sadomaso immaginabili: bevendo uva marcia (alcool), fumando tabacco, oppio, crack e colle sintetiche; sniffando cocaina, solventi e benzina, iniettandosi eroina ed altri assurdi veleni. Alla fine non è da meravigliarsi che l’intero organismo, a cominciare dalla sua stessa psiche, vada letteralmente in malora.

come zucchero e cocaina devastano ugualmente il cervello

Se è vero, come voleva Ippocrate, che “l’uomo è ciò che mangia”, allora già per solo il fatto di alimentarsi (si fa per dire), in modo totalmente irriflesso, con cibo destinato ad altre specie animali (vitelli, galline, cornacchie, scoiattoli, conigli, avvoltoi, sciacalli, toporagni, serpenti e chi più ne ha più ne metta), e tra l’altro durante tutto (o quasi) l’arco della sua esistenza, non si riesce a vedere come questo essere vivente possa mantenere il benché minimo barlume di equilibrio mentale e vitale. Ovviamente il risultato finale non può essere che “cibo per galline, cervello di gallina”. I cui effetti, inoltre, sono visibili dalle infinite patologie presenti (seppur sintomo della medesima intossicazione) nei corpi e nelle menti dei civilizzati. E che le menti siano delle vittime indiscusse, lo affermava già lo stesso padre della moderna psichiatri, Philippe Pinel: “La causa primaria della pazzia si trova generalmente nello stomaco e nell’intestino”.

Stesso discorso dell’alimentazione aspecifica (carne, latte, grano, ecc.) vale per il suo habitat geoclimatico aspecifico, basti considerare già le sole osservazioni di alcuni grandi storici (come Lewis Mumford o Arnold Toynbee) sulla differenza presente tra i costumi sociali e politici di egizi e babilonesi, sia sufficiente per rendersene conto; dove gli egizi, vivendo in un clima più mite e congeniale all’uomo (subtropicale), manifestarono una civiltà più mite di quella estremamente più aggressiva e violenta come quella babilonese (o anche assira), che vivevano, invece, in un ambiente più ostile dal punto di vista climatico (extratropicale). La civiltà, non a caso, nasce fuori dai tropici (sumeri, babilonesi, assiri, ecc.) e si segnala subito come imperialista e colonizzatrice (da colonus: “coltivatore”) e i paesi più civili sono stati i più violenti e guerrafondai nel corso della storia (inglesi, americani, russi, tedeschi, spagnoli, portoghesi, olandesi, francesi, mongoli, unni, tartari, ecc.).

L’alimentazione aspecifica tossica e tutta la struttura sociale artificiale edificata hanno come inevitabile risultato finale, un pauroso deficit cognitivo generalizzato. Basti tenere conto come gli uomini che più hanno inciso nella storia della cultura siano stati almeno vegetariani (cioè risparmiavano al loro corpo la necrofagia animale), si pensi a Socrate, Platone, Aristotele, Shakespeare, Newton, Tolstoj, Freud, Einstein, ecc.

Il modo in cui si manifesta lo stato alterato di coscienza presenta precisi riscontri fisiologici del quadro neurologico, ormonale e metabolico. Al riguardo, infatti, dati obiettivi, che riguardano diffusamente i figli della civiltà, parlano chiaramente: disidratazione, demineralizzazione, ipossia, acidosi protonica, alterazione delle frequenze ciclotroniche degli ioni calcio, magnesio e litio; alterazione della barriera emato-encefalica; iperproduzione di catecolamine (adrenalina, ecc.), gonadotropine (testosterone, ecc.),  cortisolo (ormone dello stress imputato nella distruzione della materia grigia del cervello);  parassitosi ed alterazione della flora batterica intestinale che producono esotossine e micotossine che il sangue porta dappertutto (anche al cervello, dove la barriera emato-encefalica è alterata dall’acidosi); ecc[1]. Questi sono solo alcuni dei dati fisiopatologici che sono alla base del comportamento, che non merita commenti, dell’uomo addomesticato.

Infatti, si tenga conto, per esempio, che il cervello è l’organo con la più alta richiesta di ossigeno e zuccheri di tutto l’organismo; di conseguenza, una loro carenza si rivela assolutamente nefasta, e questo è ciò che accade normalmente negli uomini civilizzati in perenne condizione di ipossia (soprattutto per l’acidosi sistematica) e di privazione del carboidrato fondamentale nella produzione di energia (ATP), cioè il fruttosio (che come dice il nome è contenuto quasi esclusivamente solo nella frutta, con le più alti percentuali proprio nella mela)[2].

Si tenga presente che l’aggressione all’equilibrio psichico incomincia fin troppo spesso, sin dalla più tenera età, se non dal concepimento tramite il già intossicato sangue materno di cui si nutre il feto, per proseguire alla nascita tramite il latte materno (quando va bene), e per continuare imperterrito poi con: vaccini, antibiotici, latte vaccino, latte artificiale, omogeneizzati ed altre bestialità del genere.

La diffusione nell’epoca contemporanea della demenza senile è impressionante, ma non solo questa è in espansione; infatti, fa la sua comparsa sempre prima la dementia precox (o giovanile). A testimonianza di ciò è il riscontrato e progressivo calo, con il procedere dell’età, di produzione del fondamentale neurotrasmettitore acetilcolina che si rivela essenziale nei processi cognitivi come per esempio per la memoria o l’apprendimento.

Lo stesso florilegio ad ampio spettro di disturbi neurologici, psichiatrici, cognitivi, dell’umore, del comportamento e via dicendo, non lascia dubbi sulla deriva psicopatologica della civiltà moderna; l’elenco che si potrebbe fornire sarebbe lungo ed impressionante, seppur il neologismo linguistico non rende nel suo campionario la profondità del fenomeno (in realtà di lunga data). Ma giusto, solo per citarne alcuni, a titolo informativo, ricordiamo in scala più o meno crescente di gravità: disturbi dell’apprendimento, disturbi dell’attenzione, iperattività, ritardi mentali di varia entità, attacchi di panico, sindrome maniacodepressiva, sindrome bipolare, ossessioni, schizofrenia, ecc.

D’altronde i tassi crescenti di suicidi, depressioni, atti inconsulti, perversioni, guerre e violenze domestiche in tutto il mondo industrializzato parlano chiaro e senza tema di smentita. L’aggressività è presente in modo manifesto o latente in ogni gruppo sociale e pervade la vita famigliare stessa, che presenta la più alta percentuale di violenza nelle statistiche ufficiali; ma altresì la si riscontra ovunque, sul posto di lavoro, nelle chiese, nei movimenti politici (conflittuali per prima cosa al loro interno), e coinvolge tutti i gruppi e l’associazioni compresi quelli per l’amore universale.

Ma ciò che deve essere chiaro è che la violenza e la corruzione oscena che si diffonde in ogni parte del tessuto sociale, cioè da chi governa a chi vive nei bassifondi urbani, non è questione morale, ma solo di idiozia planetaria; si tratta di un mondo dove tutti hanno la mente più o meno fuori uso, e l’unica differenza è tra chi (ancora pochi, purtroppo) cerca di recuperarne l’uso, e tra chi (ancora molti, purtroppo) va invece, in modo inesorabile, verso la sua perdita definitiva. Gli stessi uomini che governano in modo scellerato questo mondo non sono malvagi, ma solo dei disturbati (così come quelli che, in beata incoscienza, li votano e li osannano).

Il punto fondamentale è che la vita artificiale è una vita offesa, che quasi vita non è. E lo stesso tema del male nel mondo ha ossessionato filosofi, statisti, profeti che vanamente si sono interrogati. Ma l’uomo addomesticato, così malaticcio, è semplicemente incattivito, e non a caso, la parola “cattivo” deriva da captivus: prigioniero, l’uomo civilizzato è prigioniero della propria gabbia d’allevamento (gli animali addomesticati si dice appunto che vivono in “cattività”). Ed è incattivito perché vive in uno stato alterato di coscienza. D’altronde nutrendosi di cibo morto (sia in quanto cotto ed in quanto era un essere vivente ora morto), non può che regnare nel suo corpo, nel suo cuore, nella sua mente, lo spirito di morte.

E’ scritto che il Diavolo (diàbolos = ”calunniare, dividere”) è il signore di questo mondo, ma il Diavolo non è altro che lo stato alterato di coscienza.

 

[1] Per esempio la disidratazione e la demineralizzazione sono dovuti soprattutto al cibo aspecifico e cotto, l’acidosi è provocata dal cibo aspecifico (in particolare tutti i prodotti animali, i cereali, i legumi, lo zucchero bianco, alcol, ecc.), dal freddo, dallo stress, ecc.; l’ipossia è provocata dall’acidosi, dal vivere al chiuso, ecc.; l’alterazione della barriera ematoencefalica è causata oltre che dall’acidosi anche dai campi elettromagnetici artificiali, ecc.; e via dicendo.

[2] Il rapporto tra fruttosio e glucosio, nella produzione di ATP, è nientemeno che di 13 a 1.

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