Colpirne uno, per educarne cento

Risposta a “Il falso mito dell’uomo frugivoro”

di Fabrizio Dresda

Sulla rete girano spesso articoli senza arte nè parte sull’argomento fruttarismo, di conseguenza per una corretta divulgazione dell’argomento e per la futura salute mentale degli utenti ci impegniamo a scegliere un articolo esemplare di mala e sconnessa informazione, animati dall’intento di “colpirne uno, per educarne cento”.

L’articolo che abbiamo scelto di non lasciare vagare impunemente nell’etere lo potete trovare al seguente link:

https://giornalismocomunicazione.wordpress.com/2014/09/09/il-falso-mito-delluomo-frugivoro/

Il testo, in perfetto stile cicap(pino), si presenta con diversi e significativi errori (in alcuni casi sesquipedali), sia nel metodo che nei contenuti. In tipico stile cicap(pino) è poi l’invocare la scienza a copertura delle loro affermazioni, da parte di chi, la scienza (qualunque cosa questa sia), non sa nemmeno dove sia di casa. Ovviamente, il tutto avviene confidando nella buona fede (leggasi ignoranza) del lettore sfortunato di turno.

Errori concettuali e di metodo

Innanzitutto, vediamo gli errori concettuali e di metodo presenti, dato che, come diceva il buon Nietzsche, “i metodi sono le idee migliori”, infatti se risulta fallace l’approccio all’argomento tutte le argomentazione che ne derivano avranno vita breve.

  • Il nostro autore afferma che l’Uomo non è né erbivoro, né carnivoro. È infatti un onnivoro; ma questa affermazione è un controsenso perché se fosse davvero onnivoro dovrebbe essere allo stesso tempo sia carnivoro che erbivoro (ma anche semivoro, granivoro, insettivoro, radivoro, frugivoro, ecc.), altrimenti, se così non fosse, non avrebbe le strutture anatomiche e fisiologiche per cibarsi di cadaveri animali e vegetali.
  • Afferma poi che la tesi del frugivorismo umano propugnata da Georges Cuvier è stata smentita, ci chiediamo: come? quando? da chi? In ogni caso, l’uomo è fruttivoro e non onnivoro, ed in natura non esistono fondamentalmente animali onnivori, poiché ogni animale, nel ecosistema specifico, ha il suo alimento specie-specifico. Nessuno è onnivoro, cioè adatto a qualsiasi cosa, ma al massimo onnariano, che denota un comportamento alimentare indifferenziato in un ambiente aspecifcio. Anche lo stesso maiale, considerato a torto onnivoro, in realtà è un animale radivoro e non a caso presenta la relativa dentatura specifica dei radivori, cioè quella brachiodonte.
  • Ma la cosa che più ci costringe a derubricare il presente articolo tra il cazzarismo generalizzato, è in particolare un altro errore grave di metodo su cui si basa l’articolo: infatti, all’autore preme soprattutto dimostrare il fatto che l’uomo non solo non è frugivoro ma soprattutto che è adatto alla necrofagia animale, ed in che modo pensa di dimostrarlo? Ovviamente dimostrando che non è erbivoro! E ovviamente noi non possiamo che essere d’accordo, visto che è frugivoro! Si da il caso che il fatto di non essere erbivori non ne consegue che si dimostra di essere carnivori.

Già l’impianto concettuale senza fondamento dell’articolo basterebbe a cassarlo e chiudere la nostra pratica qui, condannandolo all’oblio della babele elettronica. Ma per completezza vi consegniamo a futura memoria, un florilegio di altre amenità presenti nel testo, e che ritroverete spesso in scritti di tale caratura:

  • Nel testo si contesta la presunta, a dire dell’autore, natura frugivora dell’uomo, infatti riguardo la dentatura si afferma che i “molari tuberculati”, cioè quelli che presentano un profilo reso ondulato dalla presenza di cuspidi, diventano “molari a forma di tubero”. Praticamente, a forma di patata. In effetti, masticare con dei denti “a patata” non deve essere affatto facile. Per fortuna non è così e i nostri molari sono perfettamente in grado di triturare il cibo che in quanto onnivori introduciamo nel cavo orale. La dentatura umana è bunodonte così come quella delle scimmie antropomorfe (frugivore). Gli animali carnivori hanno una dentatura secodonte; gli erbivori invece selenodonte; i semivori, scalprodonte, ecc. La dentatura onnivora non esiste.
  • Alcuni attribuiscono alle glaciazioni la scelta degli Uomini di cibarsi di altri animali data la scarsità, appunto, di frutta. Peccato che i ghiacci non siano certo arrivati in Africa, ove a dispetto della frutta presente in abbondanza in molte aree del Continente Nero gli ominidi continuarono a evolversi in chiave onnivora fino agli attuali assetti umani e animali. Nell’epoca delle glaciazioni, è vero che la fascia tropicale non fu toccata dalla formazione di ghiacciai, ma fu devastata da pioggie violenti e continue, che avevano reso ugualmente non disponibile facilmente la raccolta di frutta. Nessuno si è evoluto come onnivoro, anatomia e fisiologia comparata parlano chiaro senza tema assoluta di smentita, al massimo ,come sempre avviene in mancanza del proprio cibo specifico, ci si è disperatamente dovuti adattare a cibarsi forzatamente anche di cibo aspecifico. Punto
  • Anche la forma del cranio è differente, con gli erbivori caratterizzati da un apparato buccale molto allungato che protrude vistosamente in avanti rispetto alla scatola cranica. All’opposto, gli onnivori mostrano la dentatura molto compatta a disegnare quasi due semicerchi e posta praticamente sotto al cranio stesso. La dentatura onnivora è solo uno sproloquio. Mentre che il cranio umano sia diverso da quello protruso degli erbivori è scontato, dato che l’uomo è frugivoro e non erbivoro. D’altronde anche spesso l’apparato buccale dei carnivori è protruso. Mentre i granivori di solito hanno il becco. Lo sragionare continua.
  • D’altronde lo stesso autore ci conferma involontariamente la similarità tra la dentatura bunodonte frugivora umana e quella delle scimmie antropomorfe: Uomo e Scimpanzé hanno identico il numero, simile la forma e la funzione dei denti.
  • La vitamina B12 è del tutto assente in frutta e verdura. La vitamina B12 si trova in ordine decrescente: sulla buccia della frutta, sulle foglie, in sospensione aerea e sul terreno prodotta da microrganismi specifici. Gli stessi animali erbivori l’acquisiscono dai vegetali.
  • L’autore afferma che sarebbe inconcepibile la presenza di ptialina, amilasi e lipasi per digerire amido e grassi, scarsamente presenti nella frutta, se l’uomo non fosse idoneo a cibarsi di tutto (anche semi, tuberi, ecc.). Infatti, le quantità di lipasi o amilasi presenti sono minime così come necessita chi debba cibarsi solo di frutta
  • Per quanto riguarda la capacità dell’uomo di digerire le proteine, si afferma: a dispetto di quanto sostenuto da certi svitati che infestano il web, tutto fa difetto all’Uomo tranne che gli enzimi atti a digerire le proteine, incluse quelle animali, come pure l’acidità gastrica che ci contraddistingue è esattamente quella che serve per farli funzionare al meglio. La quantità di acido cloridrico emesso dalla mucosa gastrica di un carnivoro è notevolmente superiore (fino anche a 20 volte) rispetto a quello umano (d’altronde anche la saliva è acida a differenza di quella basica umana), senza considerare anche la maggiore quantità di proteasi. Si aggiunga che i carnivori hanno fegato e reni notevolmente più sviluppati, tant’è che gli uomini che si cibano di prodotti animali (soprattutto con una certa regolarità) presentano una patologica ipertrofia epatica e renale.
  • Di fronte all’insostenibilità delle argomentazioni, inizia dopo il delirio: Ovviamente, c’è chi furbescamente mette sul tavolo paragoni alquanto sciocchi fra Uomo e predatori carnivori. Uno squalo, in effetti, ha uno stomaco molto più efficiente del nostro a digerire cibi animali. Per forza… quando il predatore ingoia una foca lo fa per intero, mettendosi nello stomaco tutto: carne, ossa, pelle, pelliccia, legamenti e tendini. Il tutto, ovviamente, a crudo. Una situazione ben diversa da chi si ponga nel piatto una fesa di pollo fatta alla piastra, oppure uno spezzatino di manzo, o ancora una morbida salsiccia di maiale. In tal caso la digestione è alquanto più facile di quella di un predatore carnivoro stretto (carnivoro stretto? E che è? Ovviamente la definizione è tratta dal manuale di anatomia e fisiologia comparata), con il quale non dobbiamo quindi essere comparati, esattamente come non dobbiamo essere comparati a erbivori (ma ad erbivori stretti? Non è dato saperlo) come bovini o cavalli. Ma di che cosa stiamo parlando?
  • Inoltre, a differenza dei predatori animali, l’Uomo ha messo a punto la tecnica della cottura, la quale non fa altro che rendere più morbido e digeribile il cibo, carne in primis. Per non parlare dell’invenzione delle posate: invece di strappare a morsi pezzi di carne dal corpo delle prede, possiamo sezionare sottili striscioline di carne grazie all’uso di forchette e coltelli. Tutto un altro vivere, non trovate? Non c’è che dire, questa sì che è una perfetta analisi scientifica, che spazia dall’anatomia e fisiologia comparata, alla biochimica, alla biofisica, ecc. Tutti gli animali in natura, nel proprio habitat specifico, mangiano il cibo così com’è, crudo e senza manipolarlo. Solo l’uomo e gli animali addomesticati che mangiano cibo aspecifico devono cuocere, manipolare e condire un cibo per loro non commestibile, tossico e che gli fa schifo.
  • Quindi, a chi in futuro cercherà di intortarvi con la storiella secondo la quale non abbiamo uno stomaco capace di digerire la carne, zigzagando fra esempi farlocchi, d’ora in poi fategli una bella risata in faccia e godetevi pure il panino con il prosciutto, se vi aggrada: la Natura vi ha perfettamente attrezzati per farlo e chi dice il contrario o è uno sprovveduto o è un disonesto. Qui, ogni commento è superfluo.
  • Si afferma inoltre che oltre agli insetti gli scimpanzé mangiano abitualmente carni di erbivori o di altri piccoli mammiferi catturati nella foresta; hanno quindi un’alimentazione fortemente onnivora, con una robusta rappresentanza di alimenti vegetali, frutti e foglie, ma anche una sensibile percentuale di alimenti animali Infine, fra gli scimpanzé sarebbero diffuse anche le pratiche dell’uccisione di cuccioli e del cannibalismo. Pratiche che decisamente hanno ben poco da condividere con la panzana del primate frugivoro. Questi fenomeni di alimentazione aberrante in realti si verificano solo in cattività o se l’habitat specifico di una specie è stato modificato, in modo tale che il primate di turno non trova frutta idonea a sufficienza. Queste pratiche alimentari aberranti si configurano solo come ultima ratio. Il bonobo, la scimmia antropomofra più vicina all’uomo (condividiamo circa il 99%del Dna), si è visto che ha una alimentazione quasi totalmente frugivora, in quanto è solo in mancanza di frutta che ricorre a cibo aspecifico, ma in una percentuale ridottissima, inferiore quasi sempre al 4% del totale. Infatti, a conferma di ciò si può notare sull’affermazione che gli scimpanzé sono capaci di usare dei rametti come rudimentali attrezzi da pesca con i quali estraggono formiche e termiti dai loro nidi, facendosene delle sane scorpacciate, che per procurarsi delle termiti devono ricorrere a dei rametti, cioè a delle protesi per sopperire alla non idoneità anatomica per l’operazione compiuta a differenza del oritteropo animale che si nutre specificatamente di termiti e presenta una struttura anatomica idonea al proposito, come la presenza di robusti artigli per scavare e rompere le pareti del termitaio o il muso oblungo adatto a cercare la preda negli anfratti, e questo giusto per fare un paio di esempi chiarificatori. La differenza con le scimmie antropomorfe è infatti evidente, inequivocabile.
  • Un uomo della mia stazza, ovvero 85 kg, per alimentarsi come un gorilla dovrebbe ingerire 14 kg al giorno di vegetali. In pratica, dovrei iniziare a mangiare spinaci, bietole, zucchine e similari alla mattina presto e finire prima di coricarmi, tenendo una media di circa un chilo di vegetali crudi ogni ora. A volte non si capisce se si confuta l’ipotesi dell’uomo erbivoro o fruttivoro? (come quando si afferma che a differenza degli erbivori. Non possediamo infatti né il rumine, né un intestino cieco abbastanza sviluppato). In ogni caso i vegetali (come anche la maggior parte dei frutti-ortaggio necessaria però in un fruttarismo equilibrato), a differenza della frutta dolce, sono ipocalorici avendo pochi zuccheri che sono il carburante del nostro metabolismo (nello specifico il fruttosio, il monosaccaride per eccellenza della frutta, ed in particolare della mela, è la molecola fondamentale per produrre ATP e quindi energia per le nostre cellule); questo spiega anche perché gli erbivori debbano mangiare grosse quantità di vegetali per soddisfare il loro fabbisogno calorico. In ogni caso il gorilla ricorre ad una alimentazione prevalentemente vegetale solo in mancanza o in carenza di frutta.

 

La conclusione dell’articolo, che abbiamo fin qui esaminato solo attraverso alcune perle, è degna del suo argomentare sconnesso, supponente e senza costrutto, e potrebbe esserle facilmente e spontaneamente rivoltata contro: Ognuno è infatti libero di fare del proprio corpo ciò che meglio gli pare. Non è invece libero di diffondere falsità, informazioni farlocche o addirittura mendaci pur di convincere altri a diventare come lui. Il prezzo da pagare in questi casi è collezionare figure molto magre dal punto di vista scientifico e anche umano, perché mentire non è abitudine di cui andare fieri.

Questo vuole essere solo un esempio delle inesattezze o assurdità presente in questo articolo ed in generale in questo genere di articoli volti a deridere e criticare il fruttarismo, però senza cognizione di causa.

Se è vero che a volte articoli che vogliono diffondere il fruttarismo lo fanno in modo discutibile e con argomenti inappropriati, ciò non toglie che l’argomento, data la sua vitale importanza per la specie umana e per il futuro del pianeta, richiede serietà, preparazione e onestà intellettuale per essere affrontato e sviscerato come merita e non ridotto a materia per sproloqui da baraccone.

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